12 Gennaio 2008
LATTE

Non resta che la mobilitazione. Dopo ben 4 tentativi falliti di raggiungere l’accordo sul prezzo del latte alla stalla, gli allevatori pugliesi non hanno altra scelta che presidiare i principali caseifici della regione e ostacolare l’approvvigionamento del latte per la produzione di mozzarelle, formaggi e ricotta. Lunedì prossimo, 14 gennaio 2008, alle 10,00, si riuniranno in assemblea plenaria sul piazzale antistante la Sala Azzurra di San Basilio di Mottola e da lì partirà compatta e massiccia la protesta.
“A partire dallo scorso novembre – denuncia il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni - abbiamo tentato invano di sbloccare la ‘vertenza latte’ e addivenire al rinnovo del prezzo, previsto, secondo il precedente accordo, a partire dal 1° gennaio 2008. I trasformatori pugliesi sono rimasti sordi alle richieste di adeguamento, tanto che l’ultimo tavolo di trattativa è stato disertato da Confindustria e CNA. Presente la sola Confartigianato che ha formalizzato una proposta ancora lontana dalla nostra richiesta di 0,48 euro”.
In una lettera inviata ai Prefetti e ai Questori della Puglia sono state spiegate le ragioni della mobilitazione ed è stato assicurato lo svolgimento dell’azione di protesta nel rispetto delle regole che garantiscono l’ordine pubblico.
“La nostra richiesta di aumento di 8 centesimi di euro al litro – incalza il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio – è stata motivata dall’incremento di oltre il 35% dei costi di produzione e da una mutata condizione di mercato.  A questo punto, però, risulta incomprensibile il continuo rincaro dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari, con un evidente danno a carico dei consumatori finali”.
Nella lettera ai Prefetti e ai Questori è stato denunciato, tra l’altro, il grave problema della sicurezza alimentare e dei prodotti spacciati per pugliesi, quando, invece, sono ‘costruiti’ non con il latte della Puglia, bensì con materia prima proveniente da Paesi UE ed extra UE e che, dopo la trasformazione industriale, diventano miracolosamente ‘made in Puglia’, a totale nocumento dell’economia zootecnica regionale e della salute dei consumatori.

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